
Ogni tanto qualcuno ripropone la questione. Vecchia come il cucco, ma spesso dibattuta. L'interrogativo è:
il calcio migliore è di destra o di sinistra? E poi: qual è il modello vincente? Con l'avvicinarsi dei Mondiali, potete scommetterci, il dilemma puntualmente riesploderà, anche se sarebbe più utile chiedersi, Gaber insegna, "cos'è la destra, cos'è la sinistra?". Jorge Valdano, un tempo compagno di successi di Maradona, oggi fine pensatore, non ha dubbi in proposito, la genialità pedatoria sta tutta a sinistra. Però, frugando nella storia, un elemento balza agli occhi: il comunismo ha sempre prodotto numerosi fuoriclasse e grandi Nazionali. Eppure, fateci caso,
nessun paese "rosso" ha mai vinto una edizione dei Mondiali. Neppure la fantastica Ungheria degli anni Cinquanta, neppure l'ottima Polonia dell'82, impallinata in semifinale dall'Italia di Pablito. La ragione? C'è chi la individua nei nefasti effetti del fattore Lobanovsky, il tecnico-mito dell'Unione Sovietica e della Dinamo Kiev, che era convinto che i fondamenti del gioco potessero essere definiti solo su base scientifica. "Un metodo che finiva perversamente per favorire la fase difensiva - osserva il giornalista-scrittore americano Franklin Foer nel libro "Guida alla Coppa del Mondo per tifosi dotati di cervello" (Mondadori) - rispetto al momento creativo dell'attacco. E che tanto assomigliava alla severa prassi marxista che permeava il blocco dell'Est".
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