
La sezione europea dell'Oms, in collaborazione con l'University College di Suhr a Copenhagen, ha organizzato per oggi un incontro per discutere le diseguaglianze sociali nell'accesso all'attività fisica, e identificare le buone pratiche per interventi mirati. "Nell'Unione europea - ribadisce l'agenzia Onu - due terzi dei cittadini adulti non raggiunge gli standard raccomandati di movimento. E questa realtà si traduce in un costo, sia in termini di salute che economico - calcola l'Oms - perché brucia 5 milioni di giornate 'in forma'". A creare un divario tra chi può, e chi non può dedicare tempo ed euro a un po' di sport, sono "le condizioni socioeconomiche. Le persone con redditi bassi - continua l'Onu - hanno percentuali molto più elevate di malattie croniche e obesità, legate alla mancanza di movimento e a un'alimentazione sbagliata".
E la spiegazione è semplice: "Benché chi ha meno possibilità economiche più facilmente cammina a piedi o usa la bicicletta per andare a lavoro o a fare shopping, rispetto a chi ha un portafoglio gonfio - sostiene l'Oms - difficilmente può fare un po' di sport durante il tempo libero. E siccome la meccanizzazione dei tempi di lavoro ha determinato una generale omogenizzazione dell'attività fisica, a fare la differenza è il movimento che si fa quando si esce dall'ufficio". Il paradosso delineato dall'agenzia Onu consiste nel fatto che sono più sedentari i disoccupati, che in teoria avrebbero maggiori possibilità di sfruttare il tempo a disposizione, che non chi lavora. E i colletti bianchi sono più sportivi di chi ha un impiego di tipo manuale. Un'istantanea che rimarca gli effetti dello status sociale nel determinare l'accesso o meno all'attività fisica. A creare un'ulteriore divario contribuiscono anche i fattori culturali ed educativi. "Le persone meno istruite sono anche meno consapevoli dei benefici di un po' di sport".
fonte: www.adnkronos.com
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